La semifinale di coppa Italia di andata, in programma allo stadio Artemio Franchi tra Fiorentina e Juventus è una delle sfide più attese da parte dei tifosi viola, anche a causa del “tradimento” dell’attaccante Dusan Vlahovic che proprio lo scorso gennaio si è trasferito dalla Fiorentina alla corte della Vecchia Signora.

La rivalità ha radici profonde, e non tutte associabili al terreno di gioco.

Fiorentina e Juventus, le ragioni della rivalità storica

Il primo “contatto” di particolare rilevanza risale a quasi un secolo fa: è il 1928 e la FIGC di allora decide di ripescare alcune squadre (tra queste anche la “neonata” Fiorentina) così da poter arrivare a 32 compagini, divise in due gironi da 16.

La sfida con la Juventus resterà negli annali a lungo a causa di un secco e perentorio 11 a 0 ai danni dei gigliati, che costituirà le basi della rivalità.

Nel 1982 si scontrano nuovamenbte due tifoserie molto diverse anche concettualmente parlando: lo slogan ancora cantato dai tifosi viola Meglio secondi che ladri risale proprio a quell’anno, Fiorentina e Juve sono prime a pari punti all’ultima giornata con i viola impegnati sul campo di Cagliari, la Juventus gioca a Catanzaro.

Decisioni a dir poco dubbie su ambo i campi, con un gol regolare annullato ai viola ed in contemporanea la vittoria dei bianconeri grazie ad un rigore discutibile, penality che regala l’ennesimo scudetto alla Juventus e il sopracitato slogan.

Sentitissima la finale di Coppa UEFA del 1990, disputata tra le due squadre, dove a imporsi è nuovamente la squadra bianconera per 3 a 1, dopo una gara contraddistinta da diversi episodi che ancora oggi fanno parte della memoria viola: l’arbitro danese Aladren, non fischia una spinta evidente di Casiraghi su Pin, che porta alla rete proprio di Casiraghi, che sarà decisiva per aggiudicarsi la prima partita (il ritorno disputato al Curi di Perugia terminerà 0 a 0, sancendo la vittoria della coppa alla Juventus).

Molto prima di Vlahovic, un altra cessione ha scosso profondamente la città di Firenze, ossia quella di Roberto Baggio, all’epoca talento già esploso con la casacca viola.

La cessione è osteggiata dal calciatore e la piazza con la notizia della cessione risponde con una forte contestazione verso la presidenza Pontello che di li a poco abbandonerà la proprietà.