Pochi “aumenti” sono seguiti e sentiti come quelli dei prezzi dei carburanti più comuni, quindi benzina, diesel, gpl e metano: la motivazione è riconducibile alla diffusione dei mezzi di trasporto su gomma, che utilizzano per forza di cose queste tipologie di carburanti.

Un po’ come i rincari delle bollette energetiche relative alle forniture di casa e uffici, anche quelli relativi al carburante sono influenzati da più fattori, in primis motivazioni politiche, costi di gestione e non solo: in tal senso gli aumenti previsti su tutto il territorio nazionale rappresentano i “rincari tipo”.

Prezzo metano e benzina ancora in aumento

Gli aumenti registrati in merito a benzina, diesel e metano sono aumentati di oltre il 20 % rispetto allo stesso periodo del 2020, anche se bisogna tenere conto che il dato è per forza di cose influenzato dal fattore covid. Anche la seconda settimana di ottobre 2021 non ha visto il trend degli aumenti cambiare rotta, anzi, la benzina è sempre più vicina al tetto dei 2 euro al litro in alcune zone, se si tiene conto del rifornimento sulle autostrade. visto che i principali fornitori come Eni,  che ha dovuto alzare mediamente 1 centesimo, IP sale invece di 2 centesimi.

Calcoli alla mano, questo si traduce in rincari di oltre i 370 euro su base annua rispetto all’anno precedente.

I motivi

Oltre alla domanda in aumento, rispetto a pochi mesi fa, è la tendenza internazionale a provocare gli aumenti: i carburanti infatti sono ottenuti da vari processi di raffinazione del greggio e quindi richiedono numerosi “passaggi” tra società correlate ai paesi che si prodigano alla “raccolta” di petrolio. Poi subentra la politica, sopratutto in vista dei paesi emergenti come gli Emirati Arabi che hanno intenzione di imporsi come fornitori maggiormente indipendenti rispetto al passato, decisione che influenza i precedenti accordi siglati tra paesi fornitori e aquirenti.

Le aziende petrolifere non hanno grande incidenza sui rincari dei prezzi, a differenza delle decisioni dei paesi.

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