Da decenni il Canone Rai rappresenta una sorta di fastidio necessario da parte dei numerosi telespettatori: di fatto si tratta di un’imposta vera e propria che viene calcolata sul semplice possesso di uno o più apparecchi televisivi e non sul suo utilizzo.

Anche per questo anche se viene chiamato Canone di fatto è una tassa, e come tale contribuisce in maniera decisiva alle entrate che fanno poi parte del servizio pubblico nazionale,  entrate che sono anche tassate da parte dello stato.

Tassa televisiva

Dal 2016 il Canone Rai è stato accorpato alla fornitura energetica: la motivazione è molto semplice, visto che la stragrande maggioranza della popolazione semplicemente non lo pagava.

E’ stato il governo Renzi ha prendere questa decisone sicuramente impopolare ma che quantomeno ha permesso alle casse dello stato di avere un ritorno economico più efficace, anche se Rai ha fatto capire al governo che ciò non è sufficiente, soprattutto per via dell’importante pressione dello stato che erode in maniera importante gli importi pagati dai cittadini.

Infatti dei 90 euro annui, rateizzati in 10 rate da 9 euro l’una, 16 di questi finiscono nelle casse dello stato. Inoltre anche con questo accorpamento la percentuale dei paganti non è comunque particolarmente alta.

Addio canone Rai dal 2023: ecco perché

Dal 2023, dopo vari rumors il Canone sarà nuovamente “separato” dalla bolletta della luce, ufficializzando di fatto una richiesta da parte dell’UE di non unire la tassa televisiva alle fatture energetiche.

Non è ancora chiaro se questo comporterà aumenti per i cittadini, mentre sono decisamente più probabili dei cambiamenti in fatto di “sanzioni” in caso di mancato pagamento della tassa televisiva.

L’attuale governo con il passare delle settimane renderà sicuramente note le novità nello specifico, anche se è bene ricordare che il canone ritornerà ad essere scorporato dal 2023: nessuna differenza quindi per il 2022.

canone rai