Indistamente dalla categoria di lavoratori, il tema relativo alle pensioni è “caldissimo”: un esempio è costituito dalla chiacchieratissima forma di pensionamento anticipato nota come Quota 100, fortemente caldeggiata dal governo Conte II (in particolare dalla Lega), che ha avuto validità fino al 2021, per poi essere sostituita dalla variante “momentanea” Quota 102, in attesa della riforma delle pensioni prevista il prossimo anno, che regolarizzerà completamente l’intero apparato pensionistico.

Riforma pensioni 2023: ecco cosa cambierà

Attualmente si ragiona nel campo delle ipotesi, anche perchè non è sicuro che l’attuale esecutivo, che ha già avuto numerose problematiche con i sindacati per pratiche come il rinnovo dei contratti. La riforma delle pensione in Italia è una pratica complicata che può essere “portata a casa” solo trovando un compromesso con le diverse dinamiche anagrafiche e contributive.

Per per scongiurare il ritorno alla legge Fornero l’esecutivo Draghi deve comunque considerare varie ipotesi: una delle più caldeggiate in quest’ultimo periodo è quella denominata “pensione in due tempi” che prenderebbe il posto della già citata Quota 102. E’ proprio il “nodo” legato al pensionamento anticipato a richiedere particolare attenzione, anche perchè non per tutti è possibile o conveniente “uscire” dal lavoro a 67 anni.

Questa pensione in due tempi sarebbe in parte contributva, quindi erogabile parzialmente prima dell’età pensionabile appena accennata, mentre la seconda parte, quella con quota retributiva, verrebbe integrata al raggiungimento dei requisiti stabiliti per la pensione di vecchiaia.

Si tratta ovviamente solo di una ipotesi, una “strada” che potrebbe essere comunque intrapresa e considerata seriamente nel corso dei mesi.

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