Pochi argomenti possono essere considerati più polarizzanti del Reddito di Cittadinanza, misura che viene oramai percepita culturalmente come forma di sussidio ed ammortizzatore sociale, oramai radicata nel tessuto sociale da diversi anni, fin dalla prima applicazione databile al periodo del governo Conte I.

Il Reddito di Cittadinanza è stato “corretto” ma aggiornato dall’esecutivo Draghi soprattutto nell’opera di limitare i raggiri.

L’attuale esecutivo Meloni ha fin dalla campagna elettorale annunciato di non vedere di buon occhio il Reddito di Cittadinanza, anche se realisticamente è difficile pensare ad una diretta abrogazione, in quanto si tratta di una misura che conta più di 3 milioni di percettori.

Reddito di Cittadinanza: ecco quali sono i nuovi requisiti

Tuttavia il Reddito di Cittadinanza sarà sicuramente modificato in virtù di una volontà a ridurre il suo “abuso”, come definito anche dagli stessi esponenti del governo (il Premier ha definito in tempi non sospetti il RdC una paghetta di stato).

Sicuramente sarà molto più difficile “mantenere” il sussidio se si deciderà di rifiutare uno o più impieghi da parte del sistema.

Inoltre potrebbe essere concepito il limite di età come fattore: fino ai 60 anni sarà quindi ragionevolmente più difficile perdere il diritto al Reddito di Cittadinanza, ed anche la Pensione di Cittadinanza dovrebbe continuare ad essere percepita.

Ci saranno però requisiti maggiormente stringenti per i percettori che fanno nuova richiesta del RdC che non presentano condizioni fisiche o mentali compromettenti.

L’intenzione resta quella di rendere il Reddito, almeno per il momento, una forma di “passaggio” tra la disoccupazione ed il nuovo impiego.

Reddito di cittadinanza