L’arancia è uno dei frutti più amati e più consumati dagli italiani. È uno dei fiori all’occhiello dell’agricoltura mediterranea, nonché uno dei nostri prodotti maggiormente esportati.

Ovviamente è la Sicilia a detenere il primato di produzione, con le sue varietà particolarmente rosse. Eppure in tutta Italia è consumato regolarmente, ed è diventato uno dei prodotti maggiormente amati a colazione e durante la giornata.

In questo articolo ne sveliamo storia, proprietà e pratiche da evitare nel suo consumo e conservazione.

Le 10 cose sull’arancia che pochi sanno: la storia

Il termine arancia deriva dalla parola araba nāranj e dall’equivalente in persiano nāranğ. L’etimologia è di origine sanscrita, e probabilmente il significato ultimo è “frutta preferita dagli elefanti”.

Le origini orientali del suo nome ci riportano anche alle probabili origini del frutto, che arriva dalla Cina e dal Sudest Asiatico, importato in Europa dai marinai portoghesi.

Cosa che ha dato origine al nome dialettale del frutto utilizzato in alcune zone del sud Italia. Secondo alcune fonti latine, però, le arance erano presenti già in Sicilia nel I secolo dopo Cristo.

La storiografia recente fa credere che il frutto sia arrivato in Europa già molto tempo prima del XIV secolo, ma che abbia avuto larga diffusione solo a partire da questo momento.

D’altra parte l’arancia è presente nel racconto epico del matrimonio tra Giunone e Giove, con la prima che porta in dopo proprio questo frutto, simbolo di amore e fertilità.

Il frutto è entrato sempre di più nella vita quotidiana e nella cultura popolare col passare del tempo. Fino a diventare il “simbolo” dell’affetto nei confronti dei detenuti, verso i quali è diventato d’uso comune dire di portare arance.

Questo perché in effetti le proprietà nutritive dell’alimento consentivano di evitare diverse malattie causate dalla scarsa igiene e dall’alimentazione discutibile delle prigioni.

Ancora non si conoscevano scientificamente gli effetti benefici delle vitamine.

Le 10 cose sull’arancia che pochi sanno: le proprietà

Spesso l’arancia viene associata in via generica ad un toccasana per la salute. Questo perché le sue proprietà sono particolarmente benefiche per il nostro organismo, purché il frutto sia consumato con la giusta frequenza e nel modo più opportuno.

Molti, ad esempio, tendono a scartare le parti bianche per il loro sapore amaro. Ancorché meno gradevole della polpa, l’albedo (questo il nome della parte bianca) è un concentrato di fibre, bioflavoidi, pectine, enzimi e contiene una percentuale di limonene.

Ciò significa che è una delle parti più salutari del frutto, e che può finanche aiutare a sbiancare i denti.

Sono un alimento ipocalorico: perfetti quindi per le diete. Hanno solo 34 kcal ogni 100 grammi, composti da 87 grammi di acqua, circa 8 grammi di carboidrati, 1,6 di fibre, 0,7 di proteine e davvero pochissimi grassi (0,2 g).

Pur essendo ricchi di Vitamina C, non sono il frutto che ne contiene in maggiore percentuale, superate infatti da fragole e kiwi, e da verdure come gli spinaci e ortaggi come i peperoni.

L’arancia è particolarmente usata per i suoi oli essenziali e per il suo profumo, che tutti riconosciamo immediatamente.

Questo perché la composizione chimica dello stesso olio è particolarmente concentrata di limonene e monoterpene, le sostanze che conferiscono al frutto il suo tipico profumo.

Le 10 cose sull’arancia che pochi sanno: da evitare

L’arancia non andrebbe mangiata di sera e sarebbe preferibile – come tutti i frutti – mangiarla lontano dai pasti.

Questo sia perché gli zuccheri semplici sono più utili a stomaco vuoto, perché arrivano più velocemente a disposizione dell’organismo.

Sia perché le fibre contenute nel frutto tendono a causare fermentazione e accumuli di gas nell’intestino, favorendo il senso di gonfiore e pesantezza.

Proprio perché ricca di zuccheri semplici, l’arancia va consumata con parsimonia da chi soffre di diabete.

Un frutto va più che bene per queste persone, mentre già mangiarne più di uno o addirittura bere il succo di diverse arance può causare un picco glicemico, molto pericoloso se reiterato.

È sconsigliabile infine conservare le arance in luoghi chiusi e caldi. Siamo spesso abituati a tenerle in cucina, nel portafrutta sul top o vicino ai fuochi addirittura.

Ebbene, sarebbe meglio collocarle in un carrello o un contenitore sul balcone, oppure nel cassetto appositamente dedicato alla frutta del frigorifero. Questo perché il freddo aiuta a conservarle più a lungo.