Il tema pensioni è da sempre uno dei più difficili da affrontare per qualsiasi governo italiano: il nostro paese è da sempre considerato tra i più complessi da gestire da questo punto di vista, a causa di un mondo del lavoro estremamente complesso e stratificato, unito ad una necessità di fare uscire dal mondo del lavoro una platea altrettanto ampia di personalità.

Anche l’esecutivo Draghi dovrà affrontare questa tematica molto delicata: il premier incontrerà i sindacati per definire un nuovo piano pensionistico in vista del 2022 per mettere a punto la riforma pensioni.

Pensioni 2022

Con la chiacchierata Quota 100 che non è stata rinnovata, per il 2022 sarà riutilizzata la cosiddetta Quota 102, che prevede un’uscita dal lavoro standard a patto di aver accumulato 64 anni di età e 38 di contributi.

Sono state prorogate misure già presenti come Ape Sociale, che subisce un allargamento per chi svolge lavori gravosi, Opzione donna, una sorta di pensionamento anticipato per le donne che permette loro di andare in pensione a 58 anni (o 59 per le lavoratrici autonome) a patto di aver accumulato almeno 35 anni di contributi.

Tagli fino al 35%: ecco i motivi

Non è ancora ufficiale, ma è sempre più concreta l’ipotesi al passaggio completo al calcolo contributivo per le pensioni, a fronte di una richiesta da parte dei sindacati di una possibile uscita del lavoro anticipata, ad un prezzo decisamente elevato: questo comporterebbe una perdita del valore dei contributi versati dal 20 % fino al 35 %, così da ammortizzare le spese.

La linea di Draghi è proprio quella di passare al ricalcolo contributivo completo, in maniera non dissimile da quanto avviene per la già citata Opzione Donna che prevede un uscita dal lavoro anticipata “pagando” tuttavia un taglio dei propri contributi versati.

In generale il piano formulato dall’esecutivo, che è attualmente un’ipotesi caldeggiata dall’ex governatore della Banca d’Italia, è stata soprannominata Opzione tutti.

pensioni