Le pensioni, così come gli stipendi non sembrano essere mai sufficientemente cospicue, e spesso non si tratta solo di un’impressione in quanto secondo le statistiche il nostro paese è tra i pochi che da diversi anni non riceve dei veri e propri aumenti in base all’inflazione, generando quindi squilibrio ed un ovvio malcontento tra la popolazione.

A tutto questo vanno considerate le diverse forme di crisi a partire da quella economica, aggravata da quella portata dal Covid e che tutt’ora prosegue con l’inflazione galoppante e gli effetti della crisi economica.

Per questo motivo, anche per rendere meno gravoso l’esborso medio delle famiglie italiane, sono stati concepiti diversi aiuti ma anche un sensibile ma comunque “effettivo” aumento delle pensioni.

Aumento pensioni: da quando partono, quando terminano, chi ne usufruisce

L’ultima “carrellata” di novità in tal senso è riconducibile al taglio del nucleo fiscale, ulteriore forma da parte dell’esecutivo nel tentativo di ridurre il sistema delle imposte incentrate sul mondo del lavoro.

Questi cambiamenti influiscono esclusivamente sulle pensioni e buste paga al di sotto di una soglia di reddito, che è di 35 mila euro, pari di un importo mensile lordo di 2.692 euro come tetto massimo.

Da ottobre fino a dicembre 2022 i pensionati che rientrano in questo “Limite” percepiranno una sorta di perequazione anticipata, operazione che di fatto equilibra le pensioni di ogni tipologia all’andamento dell’inflazione, cosa che solitamente viene decisa alla fine di ogni anno ma vista l’urgenza causata dalla crisi, si è deciso di anticiparla di qualche mese.

Si tratta di un incremento pari al 2% sul totale, quindi per portare qualche esempio chi percepisce attualmente 1.000 euro godrà di un aumento lordo di 20 euro, mentre con 1.500 euro ne spettano 30 di aumento, e così via fino al tetto di 2.692 euro.

Sarà poi compito del nuovo esecutivo confermare oppure modificare nuovamente quest’opera di modulazione

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