È stata la mano di Dio è il titolo dell’attesissimo film di Paolo Sorrentino, concorrente italiano per i prossimi Oscar, uscito nei cinema a fine novembre e disponibile sulla piattaforma Netflix da qualche giorno. Il regista, nato a Napoli e poi trasferitosi a Roma, ha provato a trasporre in questa pellicola la storia della sua tarda adolescenza, caratterizzata dall’arrivo nel capoluogo partenopeo di Diego Armando Maradona e dalla prematura e accidentale scomparsa dei genitori. Ma il film racconta qualcosa in più: scopriamo insieme cosa.

È stata la mano di Dio: trama e ambientazione

Fabio è un ragazzo di quasi diciotto anni nella Napoli dei primi anni ’80. Vive in una famiglia apparentemente felice anche se un po’ bizzarra. In casa, oltre a lui e i genitori, ci sono il fratello che condivide con lui la stanza, e la sorella che è sempre in bagno. Anche le riunioni allargate di famiglia non mancano di fornire aspetti tragicomici alla sua esistenza, che pare particolarmente segnata dalla figura di Zia Patrizia, bellissima donna che però viene ritenuta da chi la circonda soffrire di problemi mentali.

L’esistenza di Fabio sembra essere scandita dalle notizie sul possibile arrivo di Maradona a Napoli, notizia che arriva attraverso una confidenza di un collega del padre, nel bel mezzo di una forte crisi familiare. Sarà proprio la voglia di Fabio di non perdere nemmeno una partita di Diego con la maglia azzurra ad evitargli il viaggio a Roccaraso che costerà la vita ai genitori, addormentatisi di fronte al camino e morti per le emissioni da monossido di carbonio.

L’esistenza di Fabio si spezza improvvisamente insieme alle vite dei genitori, anche se il giovane sembra d’improvviso trovare la sua strada: fare cinema, ed andar via da Napoli per riuscirci – e probabilmente per scappare dal dolore.

Il film è quasi interamente ambientato a Napoli, anche se sono diverse le “scappate” in costiera amalfitana, a Capri e a Stromboli. La città partenopea emerge con un profilo che viene tratteggiato più dalle persone che la popolano che dai suoi paesaggi, pur sempre presenti e forti nella loro espressione. La trasposizione temporale è credibile, anche se ben presto il racconto e l’emotività che ne deriva eliminano l’aspetto della necessaria descrizione di quel periodo dall’attenzione dello spettatore.

È stata la mano di Dio: la Napoli di Sorrentino

Rispetto ai suoi altri film, Paolo Sorrentino si affida ad una narrazione maggiormente lineare, priva di salti indietro e in avanti nel tempo, e molto più scarna di quegli elementi visuali – tali da somigliare a quadri – che ne hanno caratterizzato la produzione recente. Ciò che emerge di Napoli è inserito nel racconto, quasi a fare da contrappunto alle vicende che restano in primo piano. L’aspetto autobiografico è fortemente predominante, ma la storia resta godibile e carica di significato, nonché priva di aspetti autocelebrativi o autoassolutori.

È sicuramente un film meno criptico e frammentario de La Grande Bellezza, ma come si può dire di quest’ultimo che sia la visione di Sorrentino su Roma, altrettanto si può fare con questo spostando il focus del regista su Napoli. Gli echi della formazione culturale napoletana di Sorrentino, da Di Giacomo, a De Filippo e a Troisi, da Maradona per finire ad Antonio Capuano, sono ben presenti, i primi in maniera implicita, i secondi in forme decisamente esplicite.

Ne emerge una città che mostra le sue solite contraddizioni, anche se lo fa in maniera inconsueta, con criminali che sembrano poeti, ma che evidenzia come sia maledettamente inadatta alla solitudine, nella quale il suo protagonista si ritrova suo malgrado. Non è difficile ritrovare Napoli in Zia Patrizia, bella e violenta al punto da disturbare.

È stata la mano di Dio: giudizio finale

Il favore più grande che si possa fare al film è dimenticarsi, nel vederlo, che Fabio sia Sorrentino da giovane.
Presentata come una storia tragica, ma raccontata con affetto e con un senso di avvenuta riconciliazione col proprio passato, È stata la mano di Dio è capace di comunicare con precisione gli stati d’animo e di creare la necessaria immersione nella storia che narra, al di là del senso intrinseco immesso nella pellicola dal suo regista.

Il film è uno spaccato emotivo puntuale di cosa potesse significare essere un giovane degli anni ’80 a Napoli, e cosa significhi perdere le proprie certezze, di punto in bianco, a diciotto anni. La Napoli disegnata che avanza dallo sfondo ed indietreggia al comparire delle emozioni, o delle frenesie di chi ne agita il proscenio, è molto più vicina alla realtà della città partenopea. La sensazione è che in futuro “È stata la mano di Dio” sarà un film su Napoli molto più iconico di quanto appaia a prima vista.

È stata la mano di Dio: il trailer

È stata la mano di Dio: dove vederla

È stata la mano di Dio è una esclusiva Netflix, disponibile quindi solo nel catalogo di questa piattaforma. Questo significa che non potrete trovarla su altre piattaforme di riproduzione in streaming come Prime Video, Disney+, Rakuten, etc. etc., così come non è annunciata la messa in onda su uno dei nostri canali del digitale terrestre, anche se in futuro sarà probabile vederlo anche su una rete nazionale in chiaro. Bisogna quindi essere utenti registrati a Netflix per vederla.

 

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